Breve storia sugli organi della Collegiata
È ormai un fatto storico copiosamente acclarato che Empoli sia, fin dalla sua fondazione, un centro nevralgico e strategico per i commerci sul percorso dell’Arno tra Firenze e Pisa. Pur non essendo ancora concordi gli studi sull’origine toponomastica, possiamo affermare che a poche realtà, delle medesime dimensioni, è consentito vantare un curriculum tanto ricco di cultura e di storia.
Proprio intorno alla Pieve di Sant’Andrea (poi Collegiata dal 1531) grazie ai rapporti tra la Contessa Emilia e il Pievano Rolando, 900 anni or sono, sorgeva il Castrum Impoli, il nucleo originario della nostra città. L’elegantissimo edificio dalla facciata in marmi policromi, nel quale tutti gli empolesi riconoscono da sempre la propria identità è anche il maggior tempio delle arti, tra cui oltre a quella figurativa, spicca quella musicale. Fin dal primo Rinascimento le liturgie della Collegiata sono accompagnate dalla musica e, allo stato attuale, sono in corso una serie di studi d’archivio incentrati sui Maestri di Cappella e i cantori che si sono succeduti in questa storia secolare.

G. Vasari, Veduta della ‘terra murata’ di Empoli, (particolare) Firenze, Palazzo Vecchio
Evidentemente, in questa abbondanza di ricchezza liturgica e culturale non poteva non svolgere un ruolo di prim’ordine l’organo a canne, strumento musicale della Chiesa fin dai tempi di Papa Giovanni VIII (820-882). Con buona probabilità il primo fu costruito intorno al 1435 da Matteo di Paolo da Prato, il celebre “Matteo degli organi”.
Lo strumento fu poi rimaneggiato, leggermente ampliato e mantenuto efficiente da Lorenzo di Jacopo (1466), dal domenicano di Santa Maria Novella Bernardo d’Argentina (1536-1538) e da Onofrio di Paolo di Castelfiorentino (1572). Nel 1592 l’organo subì un approfondito restauro ad opera di Giovambattista Contini da Cortona, con la supervisione di Onofrio Zeffirini, il più importante organaro di scuola fiorentina del ‘500. In questa occasione furono costruite l’imponente cassa e cantoria in controfacciata, intagliate da Jacopo Pagolini, dipinte da Girolamo Goniali e dorate da Taddeo Curradi e che, tutt’oggi, sovrastano la bussola principale della chiesa. L’organo fu mantenuto in buone condizioni da Giambattista Guidetti, organista e organaro empolese, che fino al 1711 operò presso tutti gli strumenti della città. Dal 1774 al 1776 i fratelli Antonio, Filippo, Luigi e Benedetto Tronci si avvicendano nei restauri e ne garantiscono la manutenzione annuale e fino al 1863 si trovano abbondanti documentazioni inerenti a lavori di pulitura, accordatura e intonazione da parte dei numerosi membri della famiglia pistoiese. Si suppone che, successivamente, l’organo sia stato curato da qualche canonico appassionato e dai maestri che vi suonavano, coadiuvati da una visita di manutenzione pressoché annuale sempre da parte dei Tronci, incaricati di un’accurata accordatura e dell’eventuale sostituzione di meccaniche difettose.
È una credenza da sfatare, invece, quella che sostiene che l’antico strumento della Collegiata sia stato danneggiato dal crollo del campanile del 1944. La torre infatti, non rovinò assolutamente sulla controfacciata della chiesa dove lo strumento risiedeva da sempre. L’organo è andato distrutto nell’immediato dopo-guerra: con le canne più piccole i bambini che s’intrufolavano tra le macerie incustodite fecero zufoli e fischietti, le canne medie servirono da miniera di metalli e con le canne grandi, una volta divise verticalmente e saldata la fessura orizzontale detta “bocca”, si installarono delle resistenti grondaie, alcune delle quali sono state sostituite solo in tempi recentissimi e chi scrive ne è diretto testimone. Le canne in legno furono utilizzate per lavori di carpenteria. Dell’antico strumento, gli unici superstiti furono i somieri: grandi casse lignee che raccolgono dal mantice l’aria da distribuire alle canne. Alcuni di questi testimoni sono ancora visibili nella sala attigua al teatro “il Momento” e sono stati fondamentali, durante i lavori del 2004, per ricostruire la mostra delle canne simile all’originale che possiamo ammirare in controfacciata.
La musica in Collegiata dal 1944 al 1974 viene assicurata da una serie di armonium, ancora perfettamente conservati; mentre il pregiato mobile intarsiato assiste disabitato e muto allo scorrere degli eventi.
Tra le prime iniziative compiute da Mons. Giovanni Cavini, nominato Proposto di Empoli nel 1972, ci fu proprio quella di dotare la più importante chiesa del territorio di uno strumento che gli fosse degno. Con l’aiuto dell’amico e confratello Mons. Luigi Sessa, organista impareggiabile e Maestro di Cappella di Santa Maria del Fiore, si misero alla ricerca, quando seppero che la Basilica di San Miniato al Monte si trovava costretta ad alienare il proprio strumento di recente costruzione, poiché troppo ingombrante per gli spazi ad esso riservati. Lo strumento, progettato da Elisa Luzi, docente di Organo e composizione organistica al Conservatorio “L. Cherubini”, era stato costruito dalla ditta “Bevilacqua” di Torre dei Nolfi (L’Aquila), utilizzando le tecniche più moderne e i più pregiati materiali. Si trattava di un organo a trasmissione elettrica formato da tre corpi, insomma, l’ideale per la Collegiata. Le trattative durarono poco e lo strumento fu venduto per 18 milioni di Lire: una somma ingente per l’epoca, ma piuttosto modesta per il valore del bene che si andava ad acquisire.

Per rendere partecipe i parrocchiani e favorire le attenzioni e gli apprezzamenti verso lo strumento, fu proposta una sottoscrizione di 5.000 Lire per ogni canna ed essendo quest’ultime in numero di 3.000, nel giro di poche settimane lo strumento fu praticamente acquistato con il contributo di numerosi cittadini. Mons. Cavini, nel suo continuo meravigliarsi della generosità dei propri parrocchiani, raccontava che molte delle canne dello strumento furono “adottate” in memoria di qualche parente dell’offerente, o come veri e propri ex-voto. L’organo fu smontato da Rosario Chichi, organaro di Vinci e amico fidato dei Monsignori, aiutato dai giovani figli Luciano e Andrea, trasportato a Empoli con l’aiuto di mezzi messi a disposizione da parrocchiani volontari, felici di partecipare all’impresa, e alloggiato in Collegiata, sostanzialmente negli spazi attuali.
Il 2004 fu l’anno del grande restauro di tutte le componenti poste in cantoria, della consolle e del mobile in controfacciata. In quell’occasione fu provveduto anche ad un importante ampliamento della tavolozza timbrica che ha portato lo strumento ad esprimersi con più di 3.300 canne. Ad effettuare i lavori fu Luciano Chichi, citato poc’anzi. Nell’estate del 2019 sempre la Casa d’arte organaria Chichi, intanto ampliata nell’organico dalla presenza di Marco e Luca, figli di Luciano, ha concluso il restauro del corpo dello strumento situato nella cappella di destra, afferente al primo manuale e al pedale ad esso relativo.
Lorenzo Ancillotti
Direttore artistico del Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni